
di Pasquale Hamel
Tina Anselmi ha rappresentato la faccia pulita della nostra storia politica, la sua è stata una storia fatta di profonda fede, di grandi passioni, di ancoraggi valoriali certi. La sua vicenda personale è stata incrociata dagli eventi tragici e gloriosi del secolo scorso, dalla dittatura fascista, alla guerra con le sue distruzioni, alla ricostruzione materiale e morale nel segno degli ideali della democrazia e della giustizia sociale dietro i quali stava la parola evangelica.

Tina ha infatti testimoniato nella quotidianità l’idea che un vero cristiano dovrebbe avere dello Stato democratico non come realtà estranea o esterna al suo essere, ma come il luogo sociale e politico al quale si appartiene a pieno titolo per migliorare la convivenza generale e nel quale promuovere i grandi valori umani. La sua semplicità contadina densa di profondi riferimenti valoriali è stata, in qualche modo, la sua grande forza per affrontare le sfide che i cambiamenti del mondo imponevano. La sua adesione ad un partito, nel quale credeva e le cui idee si intestava di rappresentare, era scelta coerente e mai ripudiata anche quando le difficoltà emergevano.
La politica è soprattutto fatta di visioni dalle quali non si può prescindere, e le visioni laddove non siano compromesse dal meschino utilitarismo, comportano scelte di parte. Questo non significa escludere il dialogo, il dialogo lo esclude chi non crede nella democrazia. Tina, in quanto democratica, ha creduto nel dialogo, nel rispetto di chi era portatore di altre visioni e l’ha fatto in un momento in cui la durezza delle contrapposizioni sembrava escludere qualsiasi confronto. Proprio questa disponibilità e apertura le ha conferito stima e autorevolezza generale.
Nessuno avrebbe potuto dire altro se non che fosse una donna al servizio delle istituzioni, al servizio della gente, soprattutto di chi si collocava ai margini della società. Antifascista perché rifiutava l’idea della violenza e dell’autoritarismo, combattente disarmata, coraggiosa testimone della libertà. Ma Tina era anche donna della legalità, intransigente nei confronti di chi avrebbe voluto forzare le regole, non guardava al colore politico o alla posizione sociale, perché credeva che nessuno avesse diritto di asservire le istituzioni a disegni personali.
Questa intransigenza le procurò qualche inimicizia anche fra coloro che avevano percorso la sua stessa strada e di questo ebbe a soffrire. Tuttavia non si fece mai strumentalizzare, il suo dolore e la sua occasionale solitudine, non compromisero mai la sua appartenenza. Un esempio di coerenza, di rettitudine morale, di dedizione al servizio della comunità che non possono che farci rimpiangere la sua perdita.